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Coordinamento Genitori Democratici di Roma

BULLISMO E CYBERBULLISMO

(RIFLESSIONI SUL TEMA  da parte del  CGD)

Già dalla metà degli anni ’90 nel nostro Paese si parla di questo fenomeno: il bullismo. Sono stati costruiti fiumi di dibattiti, tavole rotonde, progetti e tuttavia eccoci ancora davanti a un’emergenza inarrestabile: all’attenzione al bullismo “comune” dobbiamo senz’altro aggiungere quella al cyberbullismo, fenomeno drammaticamente portato alla ribalta dai fatti di cronaca che hanno riguardato anche azioni mirate di prepotenza online ai danni di molti ragazzi e ragazze, con particolare accanimento nei confronti della disabilità e dell’omosessualità.

Da un lato assistiamo spesso ad una sottovalutazione degli episodi da parte degli adulti: i genitori non accettano di vedere il proprio figlio come un bullo e trasformano in “ragazzata” eventi che invece possono creare, in chi li subisce, gravi danni psicologici e/o fisici . Accade anche che la scuola , pur di non infilarsi nel ginepraio di una riflessione profonda sulla gestione della relazione nell’ambito della classe, preferisca, come dire, giudicare un bullo come un ragazzino, o una ragazzina, vivace e tendente all’aggressività.

In realtà la risposta a come prevenire certi fenomeni credo si possa trovare proprio nell’osservazione e nella correzione del modello comportamentale adulto che quotidianamente propiniamo ai nostri ragazzi e ai nostri bambini.

Veniamo da qualche decennio, almeno due, in cui tutto ciò che afferisce anche vagamente alla affermazione di valori come la democrazia, la legalità, la solidarietà, il senso civico, l’etica, viene diluito in una gelatina informe di parole anziché essere quotidianamente praticato. Una deriva in cui il ruolo educativo dell’adulto corre su due binari paralleli: da un lato le regole verbali, dall’altro l’esempio comportamentale molto scollato dalle regole che si pretende di trasferire nel percorso educativo.

Dunque la riflessione su come prevenire il bullismo e il cyberbullismo va fatta proprio sui modelli di riferimento che il mondo adulto trasferisce ai ragazzi. L’attualità è piena di episodi di sopraffazione verso il prossimo, pensiamo alla violenza di genere dilagante, all’avversione per l’altro, il diverso, l’omosessuale, lo straniero, al senso di non sopportazione, agli apprezzamenti spesso espressi in famiglia o a scuola che i ragazzi quotidianamente ascoltano, alla TV che propina modelli di riferimento legati al successo a tutti i costi, al possesso del potere e del danaro che di quel potere è la linfa e a come questi messaggi siano percepiti dai giovani.

I nostri figli in questo bombardamento ci vivono immersi fino alla gola. E si sentono di aderire a un modello e di conformarsi perfettamente ad esso se cercano di farsi spazio in qualsiasi modo tra pari a proprio beneficio, perché così fan tutti. Da piccole trasgressioni quotidiani all’affermazione del proprio volere calpestando la libertà o la dignità dell’altro il passo è davvero breve. Entrare nelle case della gente per riproporre un modello di rispetto della “cosa comune”, dell’etica, del valore della condivisione e dell’inclusione è compito che spetta alla politica e ai provvedimenti severi che essa dovrebbe assumere in primo luogo verso se stessa; e poi all’interno della scuola sarebbe necessario un intervento di gestione della relazione tra ragazzi e tra ragazzi e adulti, volto a ricollocare valori, ruoli e posizioni .

Un intervento di questo tipo è possibile solo con l’attivazione reale del patto scuola famiglia che non può e non deve essere ridotto alla firma di un documento da assolvere come un obbligo formale.

E’ attraverso la sensibilizzazione dei genitori, veicolata da un’informazione e una comunicazione puntuale ed efficace, che passa con grande fatica e pazienza il messaggio di quanto importante sia una comunità educante, che coopera e cerca sintesi e non contrapposizioni. Ed è attraverso una formazione dei docenti puntuale e costante sotto il punto di vista psicopedagogico che le dinamiche di una classe possono essere gestite.

E a quei genitori che hanno come prima e unica preoccupazione quella relativa alla quantità di nozioni apprese o a quanto e come si sono alimentati i propri figli, chiedo di fare lo sforzo di soffermarsi su quanto sia importante la capacità di relazionarsi, di comprendere dove finisce il proprio spazio e inizia quello altrui, di saperlo rispettare quello spazio anche se è occupato diversamente dal nostro, di saper ascoltare , di sapersi mettere in discussione e di saper sopportare una frustrazione senza che questa ci travolga e ci impedisca di ritentare. E ancora ai genitori, ai docenti e agli adulti tutti, che hanno il difficile compito di educatore, vorrei poter chiedere, quando si trovano davanti a un episodio di bullismo o di cyberbullismo, di non sminuirlo, di sanzionarlo ma anche di provare a fornire una chiave di lettura che restituisca al bullo la percezione della gravità dell’atto commesso ma anche la prospettiva di poter intraprendere una nuova strada, quella di un comportamento pro sociale, che liberi anche lui da un vissuto sbagliato e non gratificante.

Per finire, è dunque “solo” riappropriandoci in pieno del ruolo di educatori, quello che i nostri ragazzi ci convocano inascoltati così spesso a ricoprire, che potremo restituire ai bulli e alle loro vittime il diritto a un’infanzia che forse, in qualche modo, gli stiamo negando.

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