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Coordinamento Genitori Democratici di Roma

scuola / genitori…un rapporto difficile?

In una recente ricerca del Coordinamento Genitori Democratici dall’allusivo titolo “La Cassetta degli attrezzi- per un’alleanza educativa scuola-famiglia” ( anno scolastico 2016/7) ci siamo trovati a registrare nei focus group- scelti come metodo d’indagine e condotti separatamente con gruppi di docenti e di genitori, affermazioni di questo tipo: I genitori arrivano sempre per difendere il ragazzo, la comunicazione dovrebbe essere su ciò che c’è da migliorare se c’è qualcosa da migliorare, mentre mi ritrovo a rassicurarli” da parte degli insegnanti.

Da parte loro, alcuni genitori: “Se abbiamo delle istanze non le portiamo in Consiglio di Istituto perché sappiamo che in quella sede gli insegnanti fanno la voce grossa. Quello che hanno deciso in collegio docenti viene approvato qui

Sono solo alcune delle voci che costituiscono un album fotografico, una rappresentazione di emozioni di un diffuso sentire. Emerge la percezione chiara di una crisi in atto che riguarda valori condivisi, obiettivi, modelli di riferimento sia tra le generazioni (adulti/ragazzi) sia tra le cosiddette agenzie educative.

Ed è una percezione che i media interpretano, amplificano, diffondono. Il nostro lavoro si corredava di una ricerca condotta dal marzo 2016 al marzo 2017 su alcune testate nazionali (la Stampa, Repubblica, Corriere della Sera), che senza pretese statistiche, ha cercato di capire come in quest’ultimo anno le questioni della scuola siano giunte sulle pagine dei giornali: sempre più spesso notizie di conflitti, di invasioni di ruolo, di aggressioni fisiche (ed abbiamo volutamente lasciato fuori tutti i temi che riguardavano il bullismo). Registrando casi di:

1. Scontri verbali e fisici fra docenti e genitori

2. Presunto abuso di potere da parte dei docenti

3. Presunta ingerenza dei genitori nella carriera scolastica dei figli

4. Cattiva e/o mancata comunicazione fra scuola e famiglie1

Insieme alle interpretazioni giornalistiche si è data la stura ad un nuovo genere letterario condotto da opinion makers che hanno potuto inaugurare un nuovo filone di pensiero: quello appunto delle mutazioni delle famiglie in relazione alla scuola o viceversa.

In ogni caso il dato che emerge ed è sotto gli occhi di tutti, è che viene a calare il valore e persino la percezione sociale del valore dell’esperienza scolastica e questo, in assoluto, è il dato più inquietante. L’istruzione e la formazione non sono né percepiti né presentati come valori fondativi della cittadinanza. Ma con meno scuola e formazione non solo saremo più ignoranti, meno “competitivi”, come vogliono i tifosi del liberismo: saremo anche più fragili, più poveri, socialmente più divisi, ricacciati in un individualismo egoistico e rissoso.

Sentiamo che è urgente riprendere la parola, il che vuol dire anche difendere la pratica della democrazia nella scuola; se crediamo che la scuola pubblica non sia appendice delle famiglie, ma spazio pubblico oggettivamente inclusivo in cui si incontrano alla pari ragazzi di diverse condizioni sociali e culturali, sani e disabili, italiani e stranieri, cattolici e musulmani, capaci e meno capaci.

Assai diffusa è, inoltre, la percezione che la scuola non costituisca più lo strumento decisivo di crescita e di promozione personale e sociale; che il sapere «razionale», «scientifico», «sistematico», «riflessivo» tradizionalmente impartito nella scuola sia poco rilevante o, addirittura, irrilevante; che i saperi che valgono nel mondo del lavoro e nella vita quotidiana, anche quando sono impartiti a scuola, vengono ormai autonomamente e prevalentemente prodotti in mondi esterni ed estranei all’istruzione pubblica.

Nel mondo della «cultura digitale»: quel complesso di tecnologie, di risorse, di atteggiamenti e di pratiche connessi con l’informatica e con la telematica. Nel mondo apparentemente semplice, divertente e vitale dei media televisivi: della pubblicità e dei nuovi consumi. Nel mondo della tecnica e degli specialismi strumentali: dei saperi dell’impresa, dell’economia, della finanza con un’infatuazione fideistica per la cultura dell’immagine, per il consumo passivo ed acritico dei nuovi saperi, per le abilità empiriche e sperimentali dei nuovi sapienti.

Il declino motivazionale nei confronti della scuola affonda le radici anche in questo diffuso immaginario, in questa ‘morbosa’ pretesa di semplificazione dei processi cognitivi.

Un declino motivazionale che investe, in primo luogo, le nuove generazioni, ma che non risparmia gli insegnanti e le famiglie. I primi socialmente delegittimati, in quanto il loro originario patrimonio di conoscenze “razionali” “scientifiche”, “sistematiche” è rappresentato come vecchio, noioso e, soprattutto, separato e non funzionale.

Le seconde sempre più smarrite e sempre più caricate della responsabilità che i propri figli acquisiscano gli unici saperi considerati necessari: quelli esterni ed estranei alla scuola, quelli che il senso comune dominante prescrive come gli unici veramente utili a districarsi nella vita quotidiana e nella vita lavorativa. Il declino qualitativo e il declino motivazionale rinviano anche ad una più generale crisi della funzione educativa e formativa dell’istruzione pubblica. Per tutta l’epoca moderna e sino alla metà degli anni settanta dello scorso secolo le cose erano andate ben diversamente.

Agli intellettuali ed alle istituzioni educative, ai diversi livelli, era stata, invero, affidata la «missione» storica di «creare» prima e «mantenere» poi, culturalmente coese comunità e popolazioni assai diverse tra loro e inizialmente unificate solo dalla geografia politica dello “Stato territoriale”.

Non è più così e non solo nella nostra percezione. I consumi culturali e mediali costituiscono negli anni ‘90 una tra le forme di socializzazione più dirette ed efficaci dell’universo giovanile. Oggi assistiamo, infatti, ad una sorta di policentrismo educativo nel senso che il primato della socializzazione non è più esclusivo appannaggio delle strutture familiari e scolastiche, ma è ripartito all’interno dei rapporti con i coetanei, il gruppo dei pari, ed i mezzi di comunicazione di massa che auspicano e giustificano un approccio di tipo “orizzontale” ed immediato nella costruzione della realtà giovanile. Né si può parlare di socializzazione immediata senza fare riferimento alle nuove modalità di consumo del tempo libero da parte delle nuove generazioni. Adolescenti e giovani possono essere dunque investigati secondo una duplice tipologia comportamentale: da un lato, come pedine strategiche nel gioco degli stili di consumo familiare e sociale; dall’altro, nel rivoluzionario trend della capacità di scelta che accomuna sempre di più gli under-18 alle generazioni più adulte. Alla relazione educativa, oggi in affanno si affacciano nuove domande e nuove responsabilità. Quali valori trasmettere e come alle nuove generazioni? Quali e quanti saperi saranno indispensabili e non frutto di mode temporanee? Tempi dell’educazione distesi o tempi che sembrano rispondere all’accelerazione imposta della modernità? Come difendere, o è giusto difendere, i nostri bambini dall’invadenza dei media? Come raccogliere le nuove sfide della multiculturalità che oggi affronta il nodo dell’integrazione delle seconde generazioni, elemento di trasformazione per le società riceventi. Come suscitare “passioni” (deboli o forti che siano); di mostrare che vale la pena impegnarsi a realizzare qualcosa con se stessi? Quanto riusciamo a comunicare, nel senso di mettere in comune storie, narrazioni, vissuti? Quanto risulta attraente per i nostri figli la nostra proposta culturale, il mondo che gli prospettiamo di abitare? In che misura, cioè, riusciamo a rendere seducenti noi stessi e i contenuti del nostro progetto educativo?

Senza dimenticare, come spesso si tende a fare, instaurando una relazione amicale che evita qualsiasi modalità di valutazione, che ogni relazione educativa è di per sé asimmetrica e in essa l’adulto ha un inevitabile ruolo di potere. Prendere decisioni è un compito arduo, può mettere in crisi la persona che deve farlo, ma il ruolo dell’insegnante e del genitore, comprende anche questa responsabilità, che va sostenuta con coraggio e, ovviamente, anche sottoponendosi a critica. Ma quanti genitori hanno paura di esercitare con piena responsabilità la propria autorevolezza?

C’è uno sgretolarsi dell’alleanza tra famiglie e scuola in una fase in cui si radica sempre più tra i genitori la convinzione che la scuola debba essere in continuità con la famiglia. Che debba piegarsi e conformarsi a quel clima di morbide protezioni, indulgenze, complicità, assenza di regole e timore di farle rispettare che caratterizza in molte famiglie della classe media il rapporto tra genitori e figli. Mai come oggi ci sono state tante denunce a dirigenti scolastici e insegnanti per una bocciatura o per una sanzione. Nel familismo dilagante dei nostri tempi, si sta facendo sempre più debole l’idea che la scuola per sua natura e ruolo sia e debba essere un luogo educativo diverso da quello della famiglia. Non divergente o contrastante, ma diverso perché più aperto, più ricco, più plurale di quanto possa mai esserlo qualsiasi contesto familiare. Spazio pubblico oggettivamente inclusivo in cui si incontrano alla pari ragazzi di diverse condizioni sociali e culturali. Spazio plurale in cui si manifestano senza la pretesa di prevalere diverse opinioni, punti di vista, sensibilità culturali, scelte religiose. Spazio di relazioni tra adulti e giovani, e di giovani tra loro, in cui far maturare consapevolezza civica, intelligenza e rispetto delle istituzioni, condivisione dei principi e delle regole della convivenza democratica, motivazioni alla partecipazione attiva alla vita della comunità, esperienze di solidarietà. Cultura, insomma, nel senso pieno del termine. È questo ruolo inclusivo, strategico per la democrazia, che oggi è intenzionalmente sotto attacco. Ma le risposte sono inevitabilmente deboli se non tengono conto e non contrastano i fenomeni di privatizzazione familistica che interessano anche la scuola pubblica. La ricerca di tante famiglie di scuole senza stranieri, di aule senza disabili, di sezioni omogenee dal punto di vista sociale; e anche di tanti insegnanti che lasciano correre, che non vogliono vedere quello che non va, che per insipienza o indifferenza abdicano al loro ruolo e alle loro prerogative. Sono processi che vengono da lontano, ma da non sottovalutare perché ne vengono indeboliti il ruolo della scuola pubblica, la sua credibilità sociale, la sua autorevolezza.

Se dovessi individuare un fil rouge di questi cambiamenti lo identificherei nella paura. E’ l’individualismo assunto come paradigma della modernità cui ci siamo un po’ tutti subalternamente piegati; la crisi dei luoghi di riproduzione sociale, delle identità collettive, della politica come passione civile, hanno fatto il resto. Negli ultimi decenni abbiamo assistito al passaggio da una società delle regole condivise a una società dei rischi individualizzati, da una società della continuità e della stabilità a una società del mutamento discontinuo. E a rendere più complesso il quadro di riferimento è la constatazione che il momento attuale è dominato dall’insicurezza, dalla paura: l’ideologia della sicurezza come bene primario da salvaguardare in uno stato d’emergenza planetario può diventare criterio per giustificare ogni genere di limitazione dei diritti fondamentali. In realtà oggi ci stiamo misurando con almeno due radicali mutazioni che sono comuni a tutto lo scenario italiano. Paura che impedisce di leggere con lucidità il mondo che abitiamo: i nuclei famigliari tradizionali rappresentano oggi solo il 32,8 % della popolazione: 8 milioni su 25, quasi 1 su 3 e nell’ultimo decennio sono ulteriormente calate le coppie con figli, mentre sono aumentate quelle monogenitoriali. I bambini vivono in arcipelaghi di nuove convivenze: ci sono case con genitori e figli, ma anche coabitazioni con un solo genitore o insieme a nonni e zii. E vi sono legami con genitori in assenza di convivenza. Una parte larga dei quotidiani legami di bambini e ragazzi si svolge anche in più abitazioni (quelle dei genitori separati o quelle dei nonni se si è tornati, come spesso la crisi ha richiesto, in quella delle famiglie d’origine). Ci sono poi le case delle nuove convivenze, con il nuovo compagno che propone nuovi legami insieme ad altri bambini che non sono i fratelli.

Insomma ci può essere una moltitudine assai differenziata di co-abitazioni momentanee, parziali, riprese, interrotte; legami con adulti e altri bambini ragazzi, di durata e intensità molto variabili. Né possiamo ignorare anche la questione demografica: l’Italia è un paese vecchio. I ragazzi sono il centro dell’attenzione concentrica di molti adulti, di tante attese e anche di un eccesso di protezioni. I ragazzini arrivano a scuola e sono i re e le regine che, per la prima volta, fanno esperienza meravigliosa dell’essere ogni giorno “insieme a pari” ma, al contempo, di dovere dividere cura, attenzione, etc. dopo avere vissuto relazioni povere di regole, spesso dentro “famiglie adolescenti” (non per età ma per mancata “tenuta adulta” dei genitori) come spiega bene Massimo Ammanniti).

E queste famiglie collusive cercano, spesso in modo scomposto, le regole dalla scuola per i propri figli ma, al contempo, li difendono dalle regole della scuola stessa assumendo la loro parte emotiva che vuole risposte a bisogni immediati. La scuola, a sua volta, dà per scontato che le regole si sono stabilite a monte di sé, come era al tempo nel quale la maggioranza dei prof. andava a scuola (la media di età dei docenti italiani è tra le più alte del mondo). Ma non è più così. Perché i nostri padri e madri erano d’accordo con i prof, “a prescindere” come diceva Totò. Ora non più. E allora bisogna dedicare tempo a un nuovo patto tra adulti. E, intanto, questa socialità dei ragazzi – che sostituisce ogni altra relazione tra pari che una volta era in famiglia, per strada, nel caseggiato, etc. – può essere fonte di avventura apprenditiva. A condizione, però, che venga valorizzata la ricerca, il laboratorio, etc. con al centro il gruppo di ragazzi che lavorano in modo cooperativo. Perché si impara meglio e anche perché non si può più contare sul vecchio principio di autorità che era la base della scuola che fu.

Ecco: non è che se la scuola ridiventasse come nel 1961 – con la bacchetta magica o grazie a qualche editto dall’alto – si risolverebbe tutto questo. È necessaria la fatica politica – per una volta in senso proprio e alto – di un nuovo grande patto sociale. E un tempo lungo per ricostruire il presidio del limite grazie alla ri-costruzione esplicita di quel patto implicito tra adulti docenti e adulti genitori, per concorde adesione. Bisogna sostituire l’impossibile scuola trasmissiva con la scuola laboratoriale rigorosa. Una cosa che si cerca di fare in tante scuole grazie a un lavoro straordinario di migliaia di docenti, che i nostalgici non vedono.

Insomma: la nostalgia del tempo che fu non si misura con le trasformazioni avvenute, impedisce questo approccio complesso, trova il colpevole e si lava la coscienza. In ciò, impedisce anche la ricerca di un nuovo rigore. Conservare lucidità di analisi rispetto al pianeta famiglia è compito complesso: esso tocca molti nodi impliciti, svela anche molte ipocrisie.

Con questi passaggi siamo tutti chiamati a confrontarci per riconoscere e valorizzare nuovi o ulteriori possibili ruoli proficui sul piano dell’educazione.

La scuola non può perciò muoversi in una rappresentazione della famiglia largamente maggioritaria nel senso comune e nella TV, pena una scissione tra famiglie reali e famiglie mentali: il rapporto scuola-famiglia cambia necessariamente.

Ma l’altro elemento che salta in questa partita famiglia-scuola è un rapporto di fiducia con l’istituzione scolastica che, tra alti e bassi, ha connotato la storia repubblicana. Ed è oggi necessario mettere a fuoco queste considerazioni quando un familismo pervadente e pervasivo fa da sfondo, pretestuoso ed ideologico appunto, ad impianti legislativi.

Nel caso della scuola, enfatizzando la libertà di scelta delle famiglie, infatti, si apre un varco ad un’interpretazione “liberistica” di intendere il genitore, chiamato non nei suoi ruoli e responsabilità definite, ma come cliente il cui livello di soddisfazione è funzionale all’impresa. La scuola, pertanto, non negozia più senso e significati con la società civile, ma chiede che senso e significati vengano volta per volta attribuiti da coloro che detengono non solo la patria potestà, ma un più forte diritto

di proprietà sul minore.

Tutto così si legittima: perché il genitore non dovrebbe accedere alla scuola che ha un forte segno educativo simile al suo progetto di vita? Mi sembra che l’erosione del principio di cittadinanza nasca anche dall’ appiattimento subalterno a questa cultura diffusa alla quale, però, non basta rispondere che pubblico è bello.

C’è un patto da rinegoziare, c’è da rendere esplicito un mondo tutto implicito.

Un nuovo patto, una nuova negoziazione che è un grande atto politico cui, responsabilmente come educatori, siamo tutti oggi chiamati.

Angela Nava Mambretti

Presidente Nazionale CGD

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« L’‟Europa sa e ha sempre saputo aprirsi ai nuovi arrivati. Nel corso degli ultimi cinquant‟anni vi è sempre stato in Europa un posto in cui persone diverse perché provenienti da un altro continente si sono nondimeno sentite a casa propria. L‟Europa era e deve restare sempre un continente aperto». Vaclav Havel

Ogni giorno, in una classe di una qualsiasi scuola italiana Giuseppe siede accanto a Jasmina che ha la pelle scura ma è tanto simpatica! E Yoseh è l’amico del cuore di Andrea al quale non importa affatto che i genitori di Yoseh provengano da un altro Paese !

E se questo succede vuol dire che tanti, tantissimi genitori italiani sanno quanto siano importanti i principi di rispetto dell’altro, di solidarietà, di integrazione, li hanno insegnati ai loro figli e vogliono che li abbiano sempre a mente perché così si diventa cittadino del mondo, così si potrà ottenere il rispetto anche dei propri diritti!

A quei genitori, in particolare, la nostra Associazione Coordinamento Genitori Democratici CGD rivolge questo appello per una firma a favore dell’approvazione dello IUS SOLI perché sia riconosciuto il diritto di cittadinanza ai bambini/e nati /e in Italia considerandola un gesto di civiltà , di sostegno reale ad una convivenza civile, di rispetto dei diritti di tutti , prerogative irrinunciabili della nostra Carta Costituzionale.

I vostri figli hanno già detto di si, firmano virtualmente ogni giorno!

Manderemo le firme, che raccoglieremo con questo appello:

Alla Presidente della Camera Laura Boldrini,

Al Presidente del Senato Grasso

alla Sindaca di Roma Raggi e a tutti i Presidenti dei Municipi di Roma, chiedendo loro di proporre ai Consiglio Comunale e ai Consigli Municipali un Ordine del Giorno a sostegno di questa Legge, perché la reale integrazione e una convivenza rispettosa si attuano anche attraverso fatti politici concreti che partendo dalle Istituzioni pubbliche diventano esempio importante per tutti i cittadini .

PER SOTTOSCRIVERE ACCEDERE AL SITO http://www.genitoridemocratici.it 

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BULLISMO E CYBERBULLISMO 

(RIFLESSIONI SUL TEMA  da parte del  CGD)

Già dalla metà degli anni ’90 nel nostro Paese si parla di questo fenomeno: il bullismo. Sono stati costruiti fiumi di dibattiti, tavole rotonde, progetti e tuttavia eccoci ancora davanti a un’emergenza inarrestabile: all’attenzione al bullismo “comune” dobbiamo senz’altro aggiungere quella al cyberbullismo, fenomeno drammaticamente portato alla ribalta dai fatti di cronaca che hanno riguardato anche azioni mirate di prepotenza online ai danni di molti ragazzi e ragazze, con particolare accanimento nei confronti della disabilità e dell’omosessualità.

Da un lato assistiamo spesso ad una sottovalutazione degli episodi da parte degli adulti: i genitori non accettano di vedere il proprio figlio come un bullo e trasformano in “ragazzata” eventi che invece possono creare, in chi li subisce, gravi danni psicologici e/o fisici . Accade anche che la scuola , pur di non infilarsi nel ginepraio di una riflessione profonda sulla gestione della relazione nell’ambito della classe, preferisca, come dire, giudicare un bullo come un ragazzino, o una ragazzina, vivace e tendente all’aggressività.

In realtà la risposta a come prevenire certi fenomeni credo si possa trovare proprio nell’osservazione e nella correzione del modello comportamentale adulto che quotidianamente propiniamo ai nostri ragazzi e ai nostri bambini.

Veniamo da qualche decennio, almeno due, in cui tutto ciò che afferisce anche vagamente alla affermazione di valori come la democrazia, la legalità, la solidarietà, il senso civico, l’etica, viene diluito in una gelatina informe di parole anziché essere quotidianamente praticato. Una deriva in cui il ruolo educativo dell’adulto corre su due binari paralleli: da un lato le regole verbali, dall’altro l’esempio comportamentale molto scollato dalle regole che si pretende di trasferire nel percorso educativo.

Dunque la riflessione su come prevenire il bullismo e il cyberbullismo va fatta proprio sui modelli di riferimento che il mondo adulto trasferisce ai ragazzi. L’attualità è piena di episodi di sopraffazione verso il prossimo, pensiamo alla violenza di genere dilagante, all’avversione per l’altro, il diverso, l’omosessuale, lo straniero, al senso di non sopportazione, agli apprezzamenti spesso espressi in famiglia o a scuola che i ragazzi quotidianamente ascoltano, alla TV che propina modelli di riferimento legati al successo a tutti i costi, al possesso del potere e del danaro che di quel potere è la linfa e a come questi messaggi siano percepiti dai giovani.

I nostri figli in questo bombardamento ci vivono immersi fino alla gola. E si sentono di aderire a un modello e di conformarsi perfettamente ad esso se cercano di farsi spazio in qualsiasi modo tra pari a proprio beneficio, perché così fan tutti. Da piccole trasgressioni quotidiani all’affermazione del proprio volere calpestando la libertà o la dignità dell’altro il passo è davvero breve. Entrare nelle case della gente per riproporre un modello di rispetto della “cosa comune”, dell’etica, del valore della condivisione e dell’inclusione è compito che spetta alla politica e ai provvedimenti severi che essa dovrebbe assumere in primo luogo verso se stessa; e poi all’interno della scuola sarebbe necessario un intervento di gestione della relazione tra ragazzi e tra ragazzi e adulti, volto a ricollocare valori, ruoli e posizioni .

Un intervento di questo tipo è possibile solo con l’attivazione reale del patto scuola famiglia che non può e non deve essere ridotto alla firma di un documento da assolvere come un obbligo formale.

E’ attraverso la sensibilizzazione dei genitori, veicolata da un’informazione e una comunicazione puntuale ed efficace, che passa con grande fatica e pazienza il messaggio di quanto importante sia una comunità educante, che coopera e cerca sintesi e non contrapposizioni. Ed è attraverso una formazione dei docenti puntuale e costante sotto il punto di vista psicopedagogico che le dinamiche di una classe possono essere gestite.

E a quei genitori che hanno come prima e unica preoccupazione quella relativa alla quantità di nozioni apprese o a quanto e come si sono alimentati i propri figli, chiedo di fare lo sforzo di soffermarsi su quanto sia importante la capacità di relazionarsi, di comprendere dove finisce il proprio spazio e inizia quello altrui, di saperlo rispettare quello spazio anche se è occupato diversamente dal nostro, di saper ascoltare , di sapersi mettere in discussione e di saper sopportare una frustrazione senza che questa ci travolga e ci impedisca di ritentare. E ancora ai genitori, ai docenti e agli adulti tutti, che hanno il difficile compito di educatore, vorrei poter chiedere, quando si trovano davanti a un episodio di bullismo o di cyberbullismo, di non sminuirlo, di sanzionarlo ma anche di provare a fornire una chiave di lettura che restituisca al bullo la percezione della gravità dell’atto commesso ma anche la prospettiva di poter intraprendere una nuova strada, quella di un comportamento pro sociale, che liberi anche lui da un vissuto sbagliato e non gratificante.

Per finire, è dunque “solo” riappropriandoci in pieno del ruolo di educatori, quello che i nostri ragazzi ci convocano inascoltati così spesso a ricoprire, che potremo restituire ai bulli e alle loro vittime il diritto a un’infanzia che forse, in qualche modo, gli stiamo negando.

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DOCUMENTO DEL CGD NAZIONALE : LA “NOSTRA” BUONA SCUOLA…

Si sono susseguite negli ultimi mesi da parte della Ministra Fedeli una serie di annunci mediatici frammentari, ma non per questo meno inquietanti, che ponevano sia pure a spot, revisioni profonde e strutturali del sistema di                                                                                    istruzione in Italia.

Confermiamo la nostra assoluta convinzione che sia indispensabile ripensare nel suo insieme al sistema scuola, sostenuti da una consultazione ampia di tutti gli attori del sistema formativo e da una diffusa condivisione degli obiettivi.E’ certamente necessaria una rivoluzione culturale a livello pedagogico e di metodologia didattica, di formazione delle professionalita’ e figure legate all’insegnamento, di organizzazione, di implemento della partecipazione democratica e della valutazione. Una riforma che renda efficace il percorso formativo e lo metta al passo con i tempi, i linguaggi e la mission costituzionale della scuola che, oggi, appare confusa e incerta. Proprio questa convinzione ci induce a rilevare una serie di affermazioni che non fanno sistema e rischiano di rendere ancora più frammentato e confuso il percorso della scuola pubblica, così come si evince dagli intenti enunciati dalla Ministra.

  1. ESTENSIONE DEL NUMERO DI LICEI CHE DEVONO SPERIMENTARE LA DURATA A 4 ANNI IN LUOGO DEGLI ATTUALI 5.

  2. INNALZAMENTO DELL’OBBLIGO DI ISTRUZIONE A 18 ANNI

  3. REVISIONE DELLA SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO

  4. LIBERO UTILIZZO DEGLI SMARTPHONE IN CLASSE.

  5. REVISIONE DEL PATTO DI CORRESPONSABILITA’ EDUCATIVA.

Riteniamo che i primi 3 punti vadano esaminati insieme. Cosi’ come delineato dalla sperimentazione della riduzione di un anno di frequenza per i licei, la quantità’ di saperi trasmessi e in buona parte anche l’orario di permanenza a scuola non vengono rielaborati e armonizzati diversamente ma compressi in uno spazio temporale piu’ breve, con buona pace dei principi ispiratori dell’idea di uguaglianza e pari opportunità’.

Un liceo per poche eccellenze o per studenti con famiglie in grado di offrire sostegni didattici esterni e paralleli indispensabili per il successo. Ci domandiamo se, a regime, il metodo identificato per innalzare l’obbligo di istruzione a 18 anni, non si traduca in realta’ nel taglio netto di un anno della durata della scuola secondaria di secondo grado, non si traduca, cioè, nell’ennesima operazione di taglio della spesa travestito da “riforma”.

Quali siano gli intenti della Ministra rispetto alla ventilata revisione della scuola secondaria di primo grado, invece, non ci e’ dato sapere.

Quanto all’uso libero dei cellulari in classe invece rileviamo come, ancora una volta, nessuno si sia preso la briga di provare ad interpellare chi in classe svolge quotidianamente il proprio lavoro, altrimenti sarebbe noto che le campagne contro il cyberbullismo, ad esempio, passano attraverso percorsi di consapevolezza della propria identità’ digitale, della reputazione in rete, del web e delle sue oscure estensioni meno note, tutti argomenti assolutamente estranei alle metodologie didattiche applicate nelle scuole italiane. In poche parole non abbiamo pregiudiziali sull’utilizzo di sistemi in grado di connettersi al web, ne abbiamo invece sulla capacità della scuola di mettere in campo le competenze necessarie affinché’ tale percorso sia affrontato in sicurezza, con gli strumenti che è indispensabile fornire ai ragazzi per evitare pericoli e abusi in un ambito nel quale esercitare il dovuto controllo risulta difficile.

Riteniamo che avrebbe un senso compiuto, invece, evitare di comprimere i percorsi all’interno di inquadramenti temporali più’ o meno fantasiosi e introdurre una seria riforma dei cicli che renda obbligatorio l’ultimo anno di scuola dell’infanzia, sottraendolo al servizio a domanda individuale e, al tempo stesso, tenendolo senz’altro fuori da una idea di anticipo nei contenuti e nei metodi della scuola primaria. Un percorso scolastico/formativo con obbligo a 18 anni che si declini in un primo ciclo di istruzione primaria di otto anni, che sia seguito da un biennio unitario e si concluda con la scelta di indirizzo di un triennio specialistico consentirebbe, con logica organizzativa, economica e culturale.

Ovviamente un riassetto di questa caratura prevede un aggiornamento del personale della scuola in termini di metodologie e linguaggi e una revisione complessa dei metodi di valutazione degli studenti e del sistema scolastico/formativo. In questo senso, una didattica capace di utilizzare con competenza e rigore le nuove forme di espressione, capace di cogliere e impiegare come preziosa risorsa le evoluzioni sociali e culturali in atto nel Paese e nel mondo e una scuola dotata di risorse umane, economiche, tecnologiche e strutturali in grado cioè di rispondere alla richiesta che l’attuale sviluppo richiede, sarebbero LA risposta che il mondo dell’istruzione e della formazione attendono da anni.

La scuola è e deve rimanere, spazio pubblico oggettivamente inclusivo in cui si incontrano alla pari ragazzi di diverse condizioni sociali e culturali, sani e disabili, italiani e stranieri, cattolici e musulmani, capaci e meno capaci. Spazio plurale in cui si manifestano senza la pretesa di prevalere diverse opinioni, punti di vista, sensibilità culturali, scelte religiose. Spazio di relazioni tra adulti e giovani, e di giovani tra loro, in cui far maturare consapevolezza civica, intelligenza e rispetto delle istituzioni, condivisione dei principi e delle regole della convivenza democratica, motivazioni alla partecipazione attiva alla vita della comunità, esperienze di solidarietà. Cultura, insomma, nel senso pieno del termine.

A tutto ciò che mette a rischio questa visione del sistema formativo o ne mina l’unità, il CGD si oppone con vigore, forte delle idee di cultura, istruzione, esercizio democratico, pari opportunità’ e diritti che la nostra Carta Costituzionale – per fortuna – ancora garantisce.

COORDINAMENTO GENITORI DEMOCRATICI NAZIONALE

 

 

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COMUNICATO STAMPA COORDINAMENTO GENITORI DEMOCRATICI CGD ROMA:  UNO SGOMBEROSELVAGGIO DI PROFUGHI E RIFUGIATI , TRA I QUALI MOLTI BAMBINI

 

I .

QUESTO E’ SUCCESSO A ROMA NEL 2017. VERGOGNA.

Questo sgombero è avvenuto sotto gli occhi terrorizzati dei bambini costretti ad assistere a scene di guerriglia urbana e portati via con un pulman delle Forze dell’Ordine mentre continuavano a gridare e battere le mani sui vetri durante tutto il tragitto, in preda alla paura.

Questa situazione , non legata all’emergenza migratoria , riguarda 800 persone con status di rifugiato, , in alcuni casi con cittadinanza italiana, e di bambini scolarizzati; tutti fuggiti dalla guerra e dalle persecuzioni ed ora buttati in strada in condizioni disumane.

Dove sono finiti i principi di solidarieta’, di accoglienza, di rispetto, prerogative di una societa’ civile?

Questa situazione, purtroppo antica a Roma, è sintomo dell’assenza di politiche adeguate e di soluzioni strutturali. E a pagare di più sono proprio i bambini coinvolti.

Per questo il CGD Roma chiede con forza alle istituzioni centrali, regionali e comunali che siano immediatamente attivati provvedimenti per risolvere l’emergenza umanitaria che si è venuta a creare insostenibile ed inaccettabile !

24 Agosto 2017

COORDINAMENTO GENITORI DEMOCRATICI CGD ROMA

Il Coordinamento Genitori Democratici – Roma a.p.s., intende esprimere con forza la propria ferma opposizione contro l’indifferenza manifestata delle Istituzioni competenti, amministrazione capitolina in primis, verso la gravissima situazione di degrado e pericolo in cui sono costretti a vivere i minori, figli di richiedenti asilo, a seguito dello sgombero forzoso dallo stabile occupato di Via Vannina, perpetrato da disposizioni della Sindaca di Roma, Virginia Raggi.

Quando una societa’ che si proclama civile consente che i piu’ fragili siano costretti a vivere in strada, in situazioni di disagio e pericolo, nel Paese che avrebbe dovuto accoglierli perche’ in fuga da orrori di varia natura, quella societa’ ha fallito e tradisce i principi fondamentali del rispetto dei diritti umani. Ancor peggio se, come in questo caso, sono messi a rischio la salute e l’incolumita’ delle bambine, dei bambini.

Chiediamo dunque che la Sindaca e la Giunta capitolina, riportino al centro della loro attenzione il diritto all’infanzia di tutti i minori che vivono nel comune di Roma e che intraprendano azione concrete di contrasto alla poverta’ e di solidarieta’, anche attraverso il sostegno concreto delle realta’ di volontariato che da anni accolgono e supportano le fasce piu’ fragili della popolazione.

COORDINAMENTO GENITORI DEMOCRATICI CGD ROMA

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COMUNICATO

Apprendiamo con sconcerto la notizia dei maltrattamenti subiti da bambini di pochi mesi in un nido abusivo, scoperto stamattina dalla Polizia nel quartiere Prenestino di Roma.

I fatti gravissimi delle lesioni fisiche e psicologiche subite dai bambini in tenerissima età, obbligano le istituzioni competenti a mettere in campo tutte le forze possibili per garantire in sicurezza un servizio essenziale di sostegno alla genitorialità che, purtroppo, risulta ancora insufficiente, carente e troppo oneroso. Circostanze queste, che possono facilmente indurre le famiglie a rivolgersi a realtà non confacenti alle esigenze economiche, formative e assistenziali necessarie o, come in questo caso, addirittura abusive.

Auspichiamo un severo intervento da parte della Magistratura nei confronti di chi immagina che si possa lucrare negando o addirittura ledendo i diritti fondamentali dell’infanzia e della persona e chiediamo un intervento istituzionale per arrivare ad una inversione di tendenza a garanzia della qualità del servizio nell’interesse dei piccoli utenti e delle loro famiglie.

Coordinamento Genitori Democratici ROMA

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Si è concluso il progetto del CGD Nazionale e di Roma , finanziato dal MIUR, “Cittadinanza digitale – Reputazione in rete“.
Grande partecipazione per la presentazione dei bellissimi lavori dei ragazzi di 4 scuole secondarie di primo grado di una rete romana elaborati in 7 mesi di attività di formazione e di lavoro di gruppo . La premiazione ai 70 ragazzi peer educator e alle classe terze coinvolte è stata emozionante per tutti i presenti!. Grazie alle nostre docenti, ai Dirigenti scolastici e agli insegnanti di ogni scuola referenti del progetto per i risultati conseguiti!

COORDINAMENTO GENITORI DEMOCRATICI

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Gli asili nido di una zona vicina al litorale Romano, che vede la presenza di giovani coppie,  sono ancora una volta al centro della  cronaca.

Il nido di Via Enrico Bossi, dopo la revoca della Convenzione tra Comune e la Farmacap, emessa in data 22 dicembre, non riaprirà dopo la pausa natalizia.

Un problema serio per 22 bambini, tra i 4 mesi e i 3 anni, che lì venivano ospitati e per i lori genitori che si vedono costretti a cercare, senza facile soluzione,  strutture alternative.

E’ inaccettabile che i danni arrecati da gravi irregolarità nell’appalto, sulle quali la Magistratura ha il diritto e l’obbligo di fare luce, ricadano proprio sulle vittime inconsapevoli : famiglie e bambini!

Per questo il CGD – Roma chiede al Comune di Roma di intervenire tempestivamente per trovare una soluzione immediata ed alternativa a salvaguardia dei 22 bambini coinvolti.

 

Il CGD Roma ritiene che i servizi per l’infanzia, il loro buon funzionamento e la qualità delle prestazioni erogate debbano essere obbiettivo primario di una Amministrazione Pubblica e ogni impedimento vada rimosso tempestivamente, uscendo dalle pastoie burocratiche con determinazione  immediatezza e competenza !

Il CGD Roma è vicino alle famiglie interessate, ai loro bisogni e alle loro legittime  aspettative!

Coordinamento Genitori Democratici Roma- APS

Susanna Crostella

 

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La violenza sulle donne è diventata un dramma sociale , che investe le vittime, i figli spesso testimoni passivi di efferati atti di crudeltà e la società tutta.

Noi del Coordinamento Genitori Democratici  parteciperemo alla manifestazione del 26 novembre per dire basta , per chiedere con forza  il rispetto della parità di genere , per riaffermare il ruolo determinante della scuola se si vuole intervenire in termini di cultura e prevenzione.

E a proposito di prevenzione ci risulta incomprensibile la recente campagna RAI  sul tema che mette in campo dei bambini. Alla fatidica domanda “ cosa farai da grande?” E dopo le risposte che si susseguono con il consueto candore, appare una bimba , bella e bionda come da copione consolidato, che non dichiara i suoi sogni ma una “terribile” consapevolezza del suo futuro come vittima di azioni violente da parte del partner.

Ci domandiamo a chi vuole rivolgersi questa campagna d’ informazione e quale sia l’obiettivo che intende raggiungere; utilizzando in modo non appropriato l’innocenza di bambini,  non fa altro che  confermare stereotipi attraverso una presunta e  triste consapevolezza  di una futura donna rispetto a ciò che l’attende!

Nel chiedere alla RAI di sostituire da subito lo spot utilizzato, ribadiamo che sono gli adulti e le Istituzioni tutte che hanno l’obbligo di intervenire a difesa dei  diritti e delle libertà lese, con determinazione e senza incertezze.

Se dobbiamo pensare ai bambini allora non dimentichiamo e sosteniamo i più di 1500 minori orfani che hanno assistito al dramma della loro famiglia, affidati ai parenti nel migliore dei casi,  senza nessun sostegno  psicologico o economico seriamente organizzato.

Roma 25 novembre 2016

                                                                                   COORDINAMENTO GENITORI DEMOCRATICI

 

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IL CGD di Roma : Di nuovo sulla questione mense scolastiche….

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La sentenza  della Corte d’Appello del Tribunale di Torino – che ha sancito nel giugno scorso  il “diritto” dei bambini di consumare il cibo portato da casa durante l’ora di mensa scolastica – sta producendo,  dove è stata applicata,  i suoi nefasti effetti;  già si prevedono espansioni ed analoghe conseguenze  in altre località nazionali.

Non possiamo ignorare che tali effetti  vadano a compromettere di fatto il  “diritto” di fruire di un tempo scuola “pieno” che garantisce l’ora di refezione  condivisa e uguale per tutti ,   pedagogicamente rilevante ai fini dell’educazione alimentare e della socializzazione.

Gravissimo il fatto che tale sentenza trascuri  completamente il discrimine che può  derivare dal confronto di pasti diversi per costo, modalità di preparazione, scelta nutrizionale.  Inaccettabile, infine, risulta il disinteresse per le norme igienico sanitarie vigenti in materia di somministrazione di cibo nei luoghi pubblici, ancor più grave poiché si tratta di scuole e di minori.

Per non parlare delle difficoltà – organizzative e non solo- che l’applicazione della sentenza rappresenterà per le scuole:  non si potrà davvero garantire la mancanza di contaminazione dei cibi, la loro corretta conservazione, la possibilità di un consumo occasionale da parte di chi, per motivi di salute (allergie, celiachia, etc), o di credo religioso o ragioni personali diverse, non è nella condizione di poter consumare determinati  alimenti.

Il CGD Roma nell’auspicare una accelerazione e un buon esito del  ricorso in Cassazione che il Miur dovrebbe depositare entro il 3 novembre – per cercare di annullare l’esito della sentenza – , chiede comunque una presa di posizione chiara dei livelli Istituzionali centrali e locali; sarà importante attivare una adeguata informazione anche nei confronti dei genitori che possa far comprendere l’importanza di non precludere comunque un  diritto delle bambine e dei bambini di avere accesso ad una refezione equa, equilibrata, sicura, condivisa e paritetica,  nel rispetto di  tutte le norme sanitarie, vigenti in materia, e delle leggi sulla scuola che garantiscono  il tempo pieno e, all’interno di esso, quello formativo specificatamente dedicato alla refezione.

Noi genitori del CGD  ci impegneremo per la  difesa di questi  principi e convinzioni!.

Roma, 22 settembre 2016

COORDINAMENTO GENITORI DEMOCRATICI CGD ROMA

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I Genitori del Virgilio di “Insieme per il Virgilio”, lista di maggioranza rappresentata in Consiglio,  si dissociano dall’immagine di genitori conniventi di  atti illeciti che avrebbero luogo nella scuola.

Partecipiamo al comitato dei genitori e non abbiamo mai sentito nessun genitore difendere il consumo di droga, il fumo nella scuola, nessuno ha affermato che deve essere uno spazio franco. Ci siamo,invece,confrontati sulle metodologie più efficaci e stiamo ovviamente riflettendo su quello che è successo e come si sarebbe potuto evitare, preservando la specificità dello spazio educativo. E’ importante non fomentare i conflitti tra buoni e cattivi genitori o studenti. Il principale contributo alla legalità è la partecipazione democratica di ogni cittadino, genitore, studente alla scuola pubblica, quale bene comune.

I genitori che rappresentiamo hanno voluto  sottolineare che la scuola e le famiglie non devono declinare il loro ruolo educativo, fatto di formazione, prevenzione, educazione alla cittadinanza.La scuola e le famiglie devono lavorare per creare relazioni di fiducia con gli studenti, aiutare a rialzarsi quando cadono, trovare insieme ai ragazzi le strade per dire no ad ogni dipendenza. Considerando gli studenti dei cittadini e non dei sudditi. Dello stato e della scuola fanno parte l’intera comunità scolastica che può trovare soluzioni condivise al suo interno tramite gli organi collegiali regolarmente eletti.

Molte strade si possono trovare insieme con le famiglie, che non vanno viste come nemiche, ma come risorse per la scuola.

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NON DIFENDERE I BAMBINI, QUALSIASI SIA LA LORO PROVENIENZA, E’ UNA VERGOGNA DELL’UMANITA’

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il CGD è l’associazione che difende i diritti di tutti minori e la Scuola pubblica delle pari opportunità !

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CONGRESSO NAZIONALE DEL 6/7/8 NOVEMBRE – I DOCUMENTI SONO NELLA PAGINA INIZIATIVE

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  15232587-bambino-piccoloDOCUMENTO INCONTRO DEL CGD CON I RAPPRESENTANTI GOVERNATIVI PRESSO IL MIUR SU: DELEGA  O/6

 13 OTTOBRE 2015 

E’ scientificamente provato che le disuguaglianze nei percorsi educativi e lavorativi da adulti, sono imputabili in larga misura ad opportunità educative, cognitive, socio-emozionali e fisiche, che si acquisiscono – o vengono a mancare – nei primissimi anni di vita.

La spesa per i servizi per l’infanzia, tuttora considerati servizi a domanda individuale, è a carico dei Comuni. La pressione economica e i vincoli imposti dal Patto di Stabilità inducono molte amministrazioni locali ad affidare i servizi a privati, i quali assicurano una spesa minore ma, in assenza di indicatori condivisi e di necessari meccanismi di controllo della qualità offerta, rischiano di non garantire né adeguate condizioni di lavoro del personale, né requisiti minimi strutturali e organizzativi dei servizi.

Nel 2014 non vi è stato nessun impegno dello Stato per sostenere i servizi educativi per i bambini in età 0/3 anni, se si eccettua l’intervento a sostegno delle “sezioni primavera” , e si

registra una grave questione “meridionale” nella distribuzione dei servizi rivolti alla prima infanzia. In generale i nidi – ancora servizi a domanda individuale – sono estremamente carenti :  disponibili per 1 bambino su 4 nel centro-nord e per meno di 1 bambino su 10 nel mezzogiorno

Siamo ben lontani da  quanto la Commissione europea stabilisce nella definizione della strategia per il 2020 in cui oltre a definire la soglia del 33% di inserimento dei bambini nelle strutture educative 0-3 ci chiede di garantire a tutti servizi di “alta” ed “elevata” qualità.

L’adozione di una legge di tutto il settore educativo nella fascia di età 0/6 ,  che definisca i Livelli essenziali quantitativi e qualitativi assume pertanto particolare carattere d’urgenza in un momento di crisi economica che si ripercuote drammaticamente sia sulle risorse delle famiglie sia sulla capacità degli enti gestori di garantire un’offerta educativa di qualità.

I principi che il CGD ha sostenuto, anche nell’essere stato promotore della Legge di Iniziativa Popolare 0-6 del 2007, rimangono validi anche oggi; è infatti necessario che la legge garantisca:

l’accesso universale a servizi di educazione e di cura inclusivi e di qualità

la generalizzazione quantitativa e qualitativa dell’educazione prescolare su tutto il territorio nazionale

definizione del nido come servizio di interesse generale per tutti i bambini/e

la partecipazione delle famiglie negli organismi di gestione dei servizi

l’identificazione dei livelli essenziali delle prestazioni che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale

Inoltre, visto il sempre più consistente ricorso a strutture non statali per l’erogazione dei servizi, è necessario indicare con chiarezza che i LEP devono essere considerati requisiti indispensabili per l’accreditamento dei servizi e per il riconoscimento della parità delle scuole dell’infanzia non statali.

Esprimiamo perplessità e preoccupazioni rispetto alla scelta di affidare ad una delega governativa l’impianto normativo sulla riorganizzazione dei servizi per l’infanzia in quanto la mancata attribuzione di fondi destinati, così come disposto dalla Legge 107 comma 185, delinea l’impossibilità di garantire l’attuazione delle disposizioni che saranno previste nell’impianto normativo sullo 0-6.

Finora le politiche per l’infanzia, in Italia, pur se inserite nell’ambito delle politiche sociali, non hanno avuto uguali opportunità di sviluppo sul territorio nazionale; ciò ha determinato effetti diversificati legati alle scelte dei Comuni e delle Regioni piuttosto che dello Stato.

In sintesi sarà necessario che la legge di riforma preveda :

  • che il nido d’infanzia non sia più “servizio a domanda individuale” e che il suo accesso sia diritto riconosciuto a tutti i bambini e bambine;
  • una adeguata professionalità e formazione permanente ed in itinere  del personale operante nei servizi per l’infanzia;
  • una condivisione, da parte degli operatori/educatori/insegnanti/pedagogisti, genitori del progetto educativo, per avere  quella coerenza educativa necessaria per la crescita armoniosa delle bambine e dei bambini;
  • Indicatori chiari per governare il sistema integrato pubblico privato 0-6
  • livelli essenziali quantitativi e qualitativi delle prestazioni , requisiti strutturali ed organizzativi
  • Procedure di autorizzazione, accreditamento, valutazione e controllo sulla qualità dei servizi erogati
  • Previsione di meccanismi di finanziamento nazionale perequativi atti a garantire l’accesso ai servizi per tutte le famiglie superando in questo modo le eventuali differenze esistenti da Comune a Comune per quanto riguarda l’importo delle rette
  • Individuazione di una figura istituzionale (ad esempio Garante per l’Infanzia) che abbia competenza di controllo e sanzionatoria nei confronti degli enti inadempienti sulla costituzione di nidi d’infanzia a seguito di fondi ad essa dedicati.

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E’ arrivato il momento di decidere da che parte stare!

PALESTINA

COMUNICATO STAMPA

Il COORDINAMENTO GENITORI DEMOCRATICI  Onlus  aderisce con convinzione alla Marcia degli Scalzi dell’11 settembre perché tutte le bambine e i bambini diventino davvero “sconfinati”, liberi, capaci di essere cittadini del mondo a pieno titolo .

Condividiamo e ci impegniamo perché siano attuati i quattro punti ispiratori della marcia:

  1. certezza di corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre, catastrofi e dittature
    2. accoglienza degna e rispettosa per tutti
    3. chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti
    4. creazione di un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di DublinoInvitiamo tutti i nostri iscritti a promuovere la marcia ovunque sia possibile e a parteciparvi.

Roma, 6 settembre 2015

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…. SULLA LEGGE 107/2015. Il percorso impegnativo del CGD. 

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DOCUMENTO CGD-  INCONTRO MIUR DEL 29 SETTEMBRE 2015-SUL TEMA:

DIRITTO ALLO STUDIO

Riteniamo allarmante il dato che emerge in Italia sulla dispersione scolastica, peraltro in continuo aumento; è di gran lunga superiore alla media europea e ben lontano dal target del 10% fissato dall’Unione Europea per il 2020.

Il motivo del basso tasso di scolarizzazione nel nostro Paese va senz’altro ricercato nella discriminante economica e sociale che tutt’ora costituisce lo scoglio maggiore per garantire a tutti il diritto fondamentale e inalienabile dell’accesso all’istruzione, sancito dalla nostra Costituzione.

 Dovremmo quindi chiederci come garantire ai nostri figli il livello di democrazia e di giustizia sociale nell’accesso alle opportunità educative, in che misura il sistema formativo pubblico dovrebbe garantire eguaglianza ed equità, superando il gravame delle condizioni familiari e socio- culturali di partenza, ed anche quali siano gli interventi più urgenti da attivare per consentire una inversione di tendenza.

Per sostenere un reale diritto allo studio occorre probabilmente e prima di tutto mettere al centro dei processi sociali ed economici l’apprendimento e la conoscenza.

Esprimiamo perplessità e preoccupazioni rispetto alla scelta di affidare ad una delega governativa l’impianto normativo che dovrà regolare questo istituto in quanto non ci risultano chiariti, nella legge 107, i mezzi di copertura necessari per l’adozione dei relativi decreti legislativi.

Chiediamo quindi di avere idonee garanzie in tal senso, ritenendo che sia imprescindibile prevedere un forte investimento finanziario, anche attraverso un fondo nazionale specifico,   se si vuole affrontare adeguatamente il dramma dell’abbandono scolastico.

Le Regioni, dalla riforma del titolo V, hanno assunto la competenza esclusiva in materia di diritto allo studio ma, in carenza di un quadro normativo nazionale, si sono mosse in modo disomogeneo, con interventi inadeguati, spesso per mancanza di risorse economiche, seguendo una logica “assistenzialistica” ben lontana dall’adempimento di un obbligo istituzionale a garanzia di un diritto.

Per questo auspichiamo che vengano fissati sul “diritto allo studio”  linee guida nazionali lasciando comunque alle istituzioni locali gli aspetti gestionali ed organizzativi necessariamente connessi alle diverse realtà territoriali.

Andrebbe anche previsto un sistema integrato di borse di studio – da concedere attraverso nuovi meccanismi ISEE – e una fitta rete di servizi sul territorio che garantiscano orientamento nei percorsi formativi e agevolazioni sui consumi culturali e sulla mobilità.

Agli EE.LL. e alle Regioni deve essere concessa necessariamente una deroga al patto di stabilità sul versante dell’istruzione e della formazione;  assistiamo ogni giorno a tagli dei servizi che fanno capo a tali istituzioni : trasporti scolastici, spese di funzionamento, riscaldamento – che spesso costringono le scuole ad adottare la settimana corta, scomparsa dei mediatori scolastici e culturali –  essenziali per l’inserimento dei ragazzi stranieri – riduzione del personale educativo assistenziale- comunale e provinciale – per disabili….); tali disagi spesso modificano l’assetto della scuola e mettono di fatto in crisi l’esercizio del diritto allo studio.

  A proposito di deroghe e servizi territoriali un inciso: non è possibile consentire in uno stato civile che qualche bambino venga escluso dal servizio di mensa perché non pagante.

Si intervenga, se necessario, con un fondo ad hoc. La mensa è un momento educativo importante ma ancor di più è un diritto quando l’orario scolastico è prolungato e rappresenta per molti bambini l’unico pasto completo della giornata. Questo se vogliamo soffermarci sulla povertà e su ciò che ne deriva:  esclusione sociale e povertà educativa.

Per concludere aggiungiamo che, come genitori, abbiamo più volte chiesto interventi immediati almeno su quei settori di spesa che gravano sulle famiglie: sui libri di testo la partita è sempre aperta.

L’Osservatorio del Miur sui libri di testo è stato  sostituito da circolari che individuano un tetto di spesa per vari ordini di scuola. Il sistema  è risultato facilmente aggirabile con i testi “consigliati” che fanno comunque lievitare la spesa. L’adozione del libro digitale non ha comportato un contenimento dei costi e non  ci convince neanche il libro autoprodotto dalla scuola : risulta un Bignami che non aiuta il ragazzo a stimolare lo spirito critico derivante dalla consultazione di più testi. Chiediamo quindi il ripristino dell’Osservatorio, utile luogo della concertazione per tutti i soggetti interessati.

Infine la dotazione libraria cui provvedono i Comuni e Regioni per i meno abbienti arriva sempre più tardi, con grave danno per i ragazzi coinvolti.

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Documento CGD Incontro MIUR del 7 ottobre 2015 su :

“Inclusione degli studenti con disabilità”

L’ integrazione scolastica degli alunni con disabilità costituisce un punto di forza del nostro sistema educativo.

Riflettendo sull’efficacia ed efficienza del modello italiano, risulta evidente la necessità di una ricontestualizzazione all’interno del quadro politico, economico e culturale attuale, pena la perdita anche dei valori che lo hanno ispirato, non solo dal punto di vista normativo, ma soprattutto pedagogico.

Inoltre, il modello inclusivo non può rimanere una prerogativa della scuola, ma va collocato all’interno di un sistema sociale che necessita di essere educato o rieducato ad accogliere le differenze perché ancora molto gravi sono le discriminazioni, le ingiustizie e le prevaricazioni subite dalle persone disabili.

Importante ricordare che nel percorso scolastico gli alunni con disabilità e le loro famiglie non sono e non debbono essere soli : una parte fondamentale è rappresentata – oltre che dagli operatori scolastici- dai compagni di scuola e dalle loro famiglie con i quali è importante stabilire relazioni e percorsi volti alla piena inclusione sociale.

Il cammino dell’integrazione, concetto introdotto nel 1977, all’inclusione, concetto diventato oggi l’obiettivo del sistema scolastico si è rivelato non privo di contraddizioni.

Pertanto ci sentiamo di chiedere al MIUR:

  1. di individuare ed applicare indicatori di struttura, di processo e di risultato sulla qualità dell’inclusione nelle scuole e nelle singole classi, relativi alla partecipazione degli alunni con disabilità alle attività didattiche ed extrascolastiche , alla tempestiva predisposizione e realizzazione del PEI e all’accesso a percorsi formativi e al lavoro dopo la scuola;
  2. di attuare corsi per la formazione obbligatoria iniziale e in servizio degli insegnati curriculari in tema di disabilità; di garantirne la qualità attraverso verifiche dei requisiti dei formatori; di predisporre meccanismi volti a salvaguardare la continuità didattica per gli alunni con disabilità;
  3. di garantire l’accessibilità delle scuole adottando i principi della progettazione universale nella realizzazione delle nuove scuole e nell’annunciato programma di ristrutturazione delle vecchie;
  4. di attuare la tempestiva assegnazione di assistenti alla comunicazione e al trasporto e di definire i requisiti per la loro qualificazione.

 

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“La scuola che cambia il Paese”: da noi nessuna fiducia

Le 32 associazioni esprimono un netto dissenso sull’ultimo passaggio parlamentare

La fiducia posta per far passare il DDL sulla scuola evidenzia tutta la debolezza della proposta del governo e tutta la forza della protesta che il mondo della scuola ha messo in campo.

La scelta della fiducia, dopo mesi di messaggi pubblicitari sul dialogo e il confronto, è grave e irresponsabile, aumenta le distanze con il mondo dell’istruzione e il Paese, e determina una forzatura istituzionale.

Il voto parlamentare di fiducia non ha alcuna legittimazione d’urgenza in quanto le assunzioni – su cui c’era accordo – vengono in gran parte rinviate di un anno, e i provvedimenti sui temi che invece richiedono di aprire un’ampia discussione vengono applicati subito.

Le 32 associazioni che hanno condiviso l’appello “La scuola che cambia il paese” hanno proposto modifiche costruttive senza pregiudiziali, ma non vi è stato reale ascolto e l’aver scavalcato il dibattito in commissione ha impedito qualunque cambiamento condiviso.

Lo stesso governo aveva riconosciuto la necessità di ridiscutere il provvedimento insieme al mondo della scuola. Riteniamo sbagliato questo passo indietro dal momento che il maxiemendamento non valorizza le proposte della scuola.

Abbiamo discusso da subito il merito delle proposte contenute nella legge, distanti da bisogni reali del mondo dell’istruzione e dai diritti di tutti coloro che nella scuola lavorano, studiano e partecipano.

La Buona Scuola, al posto di occuparsi della lotta alle disuguaglianze, riduce le possibilità di vivere in una scuola partecipativa, limita gli spazi di una reale partecipazione, mette a rischio la libertà d’insegnamento e condiziona la libertà di apprendimento degli studenti.

Questo provvedimento apre all’istituzione di un modello di governo vecchio e autoritario nella scuola pubblica, la nostra azione quindi non può fermarsi. Proseguirà nei prossimi mesi per sostenere la validità di una scuola cooperativa e democratica, vicina alle reali problematiche educative di studenti e famiglie, in prima linea nella lotta alle diseguaglianze sociali che la crisi ha aumentato nel corso degli ultimi anni.

25 Giugno 2015

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CGD NAZIONALE- DOCUMENTO CONSEGNATO ALL’ AUDIZIONE DEL 27 MAGGIO 2015

VII COMMISSIONE SENATO SUL DDL.2994

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI AUTONOMIA SCOLASTICA, OFFERTA FORMATIVA, ASSUNZIONI E FORMAZIONE DEL PERSONALE DOCENTE, DIRIGENZA SCOLASTICA, EDILIZIA SCOLASTICA E SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA.

Il Coordinamento Genitori Democratici CGD Nazionale, proprio nella sua specificità di associazione di genitori intende focalizzare la propria attenzione sulla scuola come comunità educante, composta da insegnanti, alunni, personale ATA, genitori, in grado davvero di realizzare una scuola aperta, laboratorio permanente di ricerca, sperimentazione ed innovazione didattica.

Dispiace sottolineare, ancora una volta, la totale assenza di una proposta di riordino dei cicli, che non è, a nostro avviso , più rinviabile;  rileviamo inoltre, come non sia stato raccolto il forte segnale inviato da numerose associazioni professionali, oltre alla nostra, sull’abolizione del voto numerico nella scuola primaria di primo grado. Unica riforma a costo zero che avrebbe segnato una reale rottura con un recente passato e, riprendendo la grande tradizione pedagogica del nostro Paese cancellata con un colpo di spugna in nome della semplificazione, avrebbe riproposto il tema di una valutazione formativa dei nostri più giovani allievi.

Da una lettura dell’art. 1 del DDL, così come modificato, che attiene alle finalità del sistema di istruzione e formazione, peraltro condivisibili, auspichiamo che le risorse finanziarie, strumentali, e la dotazione organica dell’autonomia, siano congrue rispetto agli obiettivi indicati. Infatti le somme previste appaiono sostanzialmente insufficienti specie se paragonate con quelle erogate alle scuole paritarie.

Art. 2 comma 8

Si ravvisa una potenziale difficoltà ad individuare il fabbisogno dell’organico per un periodo triennale, anche se è prevista una possibile rivisitazione annuale. La triennalità  del Piano sembra essere più legata alla durata del contratto della dirigenza e dei docenti in “regime di chiamata”, che non alle varie esigenze didattiche, organizzative e formative, alla variegata composizione economica e culturale dei territori e alla richiesta di flessibilità imposta dalla continua rimodulazione per accorpamento e dimensionamento delle autonomie scolastiche.

Art. 2 comma 18

Le attività ricreative, educative, culturali e artistiche, svolte nei periodi di sospensione dell’attività didattica da parte di Enti locali, in collaborazione con le famiglie interessate e realtà associative, devono preventivamente passare al vaglio del Consiglio d’Istituto per non essere in contrasto con le finalità indicate nel POF.

Art. 4 comma 3

Si ritiene utile prevedere che il percorso alternanza scuola/lavoro sia supervisionato e seguito da un docente tutor dell’istituzione scolastica che, in possesso di idonee competenze, possa affiancare gli studenti, monitorarne il percorso e i risultati. Tale percorso di alternanza potrà quindi essere previsto all’interno dell’anno scolastico.

Art. 4 comma 7

Si ritiene utile stabilire linee guida che possano orientare la scelta del dirigente scolastico nei confronti degli enti privati disponibili all’attivazione di percorsi di alternanza scuola/lavoro ed inseriti nel relativo registro.

Art. 8 comma 3

Si ritiene sia necessario indicare preliminarmente il numero degli allievi per classe al fine di attuare, con criteri di trasparenza e omogeneità sul territorio nazionale, il riparto della dotazione organica tra le regioni.

Art. 9

Nell’articolato le attribuzioni del dirigente scolastico rimangono notevolmente ampie. La chiamata diretta prefigura una possibile subalternità del docente alle scelte del dirigente, oltre ad uno stravolgimento della logica della mobilità. Tutto ciò può, a nostro avviso, avere serie implicazioni sulla libertà di insegnamento, garanzia essenziale anche nella formazione degli studenti. Un’altra implicazione  gioca sul piano delle dinamiche relazionali e conseguentemente sul clima dell’istituzione scolastica.

Proponiamo quindi di rivedere le prerogative previste per il dirigente scolastico, con particolare riguardo alla “chiamata diretta” che rischiano di comprimere la dimensione collegiale della scuola e la sua funzione di palestra di democrazia partecipata.

Capo III art. 11- 13

Nei documenti della nostra Associazione abbiamo sempre chiesto la partecipazione dei genitori e degli studenti  delle scuole superiori al processo valutativo di istituto.

Nel DDL troviamo invece una valutazione collegata alla  premialità economica dei docenti che, in questo modo ,  viene anche sottratta alla contrattazione . Manca anche  una chiara distinzione delle diverse competenze di chi giudicherà  e della materia specifica su cui occorrerà esprimere un parere, anche perché non viene espresso alcun indicatore.

Siamo convinti che i genitori non possano , per competenza e ruolo, giudicare adeguatamente la “qualità dell’insegnamento”; possono invece contribuire ad una valutazione di sistema che in itinere verifichi il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Piano dell’offerta formativa. Il possibile esito dell’applicazione dell’articolo di legge, così come è stato elaborato,  determinerà una conflittualità tra le parti  che non gioverà certo al clima della  scuola.

E’ necessario, invece, consolidare un modello operativo in grado di comporre in modo integrato e coerente, per un verso, modalità di valutazione individuale e di sistema (così da allineare gli apprendimenti degli allievi agli standard di competenza richiesti) e, per un altro verso,  processi valutativi interni ed esterni (per porre in rilievo gli elementi del contesto specifico contrastando altresì i rischi di autoreferenzialità).

Per noi il valore della scuola e della conoscenza richiede di pensare che il sistema di valutazione si incardini attorno ad una agenzia pubblica:

  • Autorevole ed indipendente;
  • Che risponda al Parlamento e al Presidente della Repubblica;
  • Che svolga la funzione di regia scientifica sul sistema di valutazione;
  • Che possa sottoporre ad analisi e valutazione i risultati delle stesse politiche adottate nel campo dell’istruzione.

Art. 16

L’istituzione del Portale Unico dei dati della scuola, gestito dal MIUR è uno strumento prezioso di informazione e scambio. Ribadiamo la nostra proposta di prevedere  al suo interno una banca dati dei genitori impegnati negli organi collegiali, nel rispetto delle procedure di legge previste in materia di tutela della privacy e di trasparenza. Tale contenitore sarà uno strumento utile di formazione/informazione sulle buone prassi educative, aperto anche, su richiesta, alle associazioni di genitori e studenti accreditate al MIUR.

ART. 19

Non comprendiamo la prevista  estensione della detraibilità delle spese sostenute per la frequenza scolastica alle  scuole paritarie secondarie di secondo grado, quindi  oltre la scuola dell’obbligo:   non condividiamo la scelta di distogliere ulteriori fondi alla scuola pubblica che vive, come sappiamo,  una situazione di estrema precarietà.

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Rimangono, pur se ridotte, numerose deleghe, su temi portanti della riforma; permangono quindi preoccupazioni  sulla mancata possibilità di svolgere un’analisi approfondita delle relative materie nella sede legislativa consona a tale compito. In particolare ci preoccupa la mancata previsione di un finanziamento ad hoc che garantisca l’effettività del diritto allo studio su  tutto il territorio nazionale.

Infine sul tema della governance della scuola , che è stata ritirata dalle Deleghe, riteniamo, pur nella consapevolezza di una necessaria riforma degli OO.CC. , che vada comunque mantenuto  uno spazio di confronto ai genitori : la componente dei genitori e  degli studenti devono essere garantite attraverso la  loro presenza strutturata, nella partecipazione alle scelte di indirizzo dell’istituzione scolastica e negli spazi democratici di confronto nei consigli di classe/interclasse, nei consigli di istituto – presieduti da un genitore- nei comitati genitori e nelle assemblee, ferme restando le distinzioni tra compiti di indirizzo e di gestione. E’ ora di passare al bilancio sociale partecipato nelle singole istituzioni scolastiche che rilancerebbe la partecipazione. Auspichiamo che su questo argomento si apra un confronto con le realtà sociali interessate.

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Domani, 7 maggio,  le 32 Associazioni dell’Appello “La Scuola che cambia il Paese” saranno di nuovo in Parlamento. Dopo il grande successo dello sciopero il disegno di legge deve cambiare profondamente!

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manifestazione

IL CGD ADERISCE ALLO SCIOPERO DEL 5 MAGGIO

 Le associazioni che hanno sottoscritto l’appello al Parlamento “La scuola che cambia il Paese”, il 5 maggio parteciperanno alla mobilitazione nazionale, proclamata dai sindacati della scuola, ciascuna con le proprie modalità, per diffondere i contenuti dell’Appello e sensibilizzare l’opinione pubblica. Il disegno di legge deve e può cambiare.

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camera deputati

 

COMUNICATO STAMPA del 28 aprile 2015

 Le trentadue associazioni firmatarie dell’appello “La scuola che cambia il Paese” hanno incontrato questa mattina un gruppo di parlamentari di Camera e Senato. Erano presenti in particolare alcuni membri della VII Commissione della Camera dei Deputati, che in queste ore è impegnata nell’esame del disegno di legge “Buona Scuola”.

E’ emersa la volontà della Commissione di cambiare profondamente il disegno di legge. La riformulazione dell’articolo 1 nella nuova versione richiama già in parte i contenuti dell’appello. Una vera autonomia scolastica infatti, come stabilito dal Dpr 275/99, è finalizzata tra i vari obiettivi a innalzare i livelli di istruzione e competenze delle studentesse e degli studenti, contrastare le disuguaglianze socio-culturali e territoriali, prevenire e recuperare l’abbandono e la dispersione scolastica, individualizzare i processi di apprendimento e lo sviluppo dell’apprendimento permanente di tutti i cittadini.  Riteniamo necessaria la valorizzazione del ruolo degli organi collegiali, con il rilancio del metodo cooperativo e della libertà d’insegnamento all’interno della comunità scolastica. Gli altri parlamentari intervenuti nel corso dell’incontro (Rocchi, Fassina, Bocchino) hanno condiviso questo spirito.  Ciò significa cancellare e riscrivere quanto previsto dal ddl sulla dirigenza scolastica che è in contrasto con la funzione cooperativa e partecipativa delle autonomie scolastiche.

I firmatari dell’appello “La scuola che cambia il Paese” ritengono che queste prime aperture siano il risultato della vasta mobilitazione in corso, che deve quindi proseguire per cambiare  profondamente il disegno di legge del governo.

A questo proposito, le associazioni chiedono alla Commissione, e al Parlamento tutto, di proseguire in quest’opera di profonda revisione del testo, in coerenza con gli obiettivi ormai fissati dall’articolo 1 e aprendosi al dialogo e al confronto con i soggetti che rappresentano il mondo della scuola, senza la cui partecipazione attiva non si potrà realizzare alcuna autentica riforma.

Riteniamo pertanto indispensabile una gestione dei lavori parlamentari che da un lato risponda all’esigenza di attuare dal prossimo settembre tutte le assunzioni programmate  l’istituzione dell’organico funzionale per l’autonomia scolastica e un piano pluriennale per la stabilizzazione dei precari in modo da garantire il regolare avvio dell’anno scolastico con innovazioni condivise; e che d’altra parte possa garantire tempi di discussione certi, ma adeguati all’approfondimento e al confronto, su un tema cruciale come la scuola.

Le trentadue associazioni incontreranno di nuovo nella prossima settimana i rappresentanti del Parlamento e del Governo, per sostenere le proposte indicate nell’appello “La scuola che cambia il Paese”

 

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La scuola che cambia il paese :

Appello al Parlamento di 32 associazioni nazionali – anche il CGD – in rappresentanza della società civile( aprile 2015)

Ci rivolgiamo al Parlamento per chiedere di cambiare il disegno di legge sulla scuola presentato dal Governo. Rappresentiamo studenti, insegnanti, genitori, forze sociali e sindacali, associazioni interessate a una scuola buona. I vari governi che si sono succeduti dal 2011 a oggi, tuttavia, nonostante le proposte di confronto avanzate, non ci hanno mai dedicato uno spazio di ascolto.

L’investimento di tre miliardi nella scuola pubblica può essere una positiva inversione di tendenza, se finalizzato a innalzare i livelli di istruzione e di competenza di tutto il Paese e a contrastare le gravi diseguaglianze socio-culturali e territoriali che condizionano gli esiti scolastici.

Siamo convinti che senza la partecipazione attiva dei soggetti che rappresentiamo, nessuna riforma possa raggiungere questi obiettivi decisivi per lo sviluppo del Paese. La consultazione sui temi della “Buona Scuola”, come dimostrato dagli stessi dati esposti dal MIUR, non ha purtroppo coinvolto il Paese nell’auspicato dibattito capillare.

Pertanto, consideriamo indispensabile aprire un ampio confronto nel Paese per delineare una visione generale, il più possibile condivisa, sul nuovo ruolo della scuola nella società della conoscenza.  A questo proposito riteniamo decisivo partire dal diritto di ogni persona all’apprendimento permanente come base per un progetto complessivo di cambiamento del sistema educativo italiano.

Pur rappresentando organizzazioni con punti di vista anche molto diversi, abbiamo individuato in cinque punti le proposte per cambiare il disegno di legge presentato dal governo:

Diseguaglianze. I risultati delle indagini internazionali dicono che la nostra scuola è penalizzata dall’essere tra le più diseguali d’Europa, con il rendimento degli studenti legato non tanto al merito individuale quanto al contesto territoriale e alle scelte dell’indirizzo e dello specifico istituto. Il fatto che ci siano, di norma, basse differenze di rendimento all’interno della stessa scuola e alte differenze fra scuole diverse significa che il contesto socio-economico delle scuole stesse incide al momento più di quello delle famiglie sui risultati dei discenti.

Potenziare l’autonomia scolastica significa allora ridurre le diseguaglianze che frenano il diritto al successo formativo di ogni studente e la crescita di qualità dell’intero sistema.

L’organico dell’autonomia non deve essere destinato prioritariamente alla copertura delle supplenze, ma al rafforzamento delle strategie per combattere la dispersione scolastica e a promuovere il successo scolastico di tutti. Si deve sviluppare quel progetto di scuola che non è la somma di mille progetti, ma corrisponde alla costruzione di curricoli che sappiano misurarsi con i nuovi modi di apprendere e di vivere dei giovani, facendo della scuola un laboratorio permanente di innovazione educativa, partecipazione ed educazione civica. Per fare questo ci vogliono sperimentazione e costante ricerca, così che la scuola possa assumere anche un ruolo centrale nel sistema nazionale di formazione degli insegnanti.

E’ altresì fondamentale garantire l’accesso al diritto allo studio, nel rispetto della Costituzione e come primo essenziale strumento di uguaglianza sostanziale, adottando una legge quadro nazionale che imponga dei livelli essenziali di prestazione e che sia soprattutto finanziata: qualsiasi intervento legislativo in materia di diritto allo studio che non preveda un grande investimento dello Stato sarebbe semplicemente inutile. È poi necessario, in secondo luogo, potenziare gli strumenti di welfare studentesco attraverso un sistema di servizi, che garantiscano una piena inclusione degli studenti e delle studentesse non solo nella dimensione scolastica ma anche in quella di cittadini.

La strategia di innalzamento dei livelli di istruzione e competenza riguarda anche la popolazione adulta, come ci ricorda l’indagine Ocse-Piaac. Un significativo investimento di una quota di organico funzionale per lo sviluppo dell’Istruzione degli Adulti rappresenta un passo decisivo per la costruzione del Sistema Integrato dell’Apprendimento Permanente (Legge 92/2012).

Governance. Occorre rafforzare l’autonomia nel senso pieno del DPR 275 e quindi come “garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale”, strumento per porre al centro l’apprendimento degli studenti e “garantire loro il successo formativo”.

A questi fini è nata l’autonomia scolastica, come strumento di democratizzazione della scuola: tramite il decentramento dei livelli decisionali e attivando una reale partecipazione delle componenti, la scuola deve diventare una comunità che si auto-governa, dove tutti sono soggetti attivi del processo educativo e delle scelte chiave. In questo modo la scuola potrà rispondere alle nuove esigenze della società odierna, così multiforme e diseguale.

Invece l’eccessivo accentramento dei poteri nelle mani del preside-manager, previsto nel ddl, e la conseguente completa estromissione degli studenti, dei docenti, dei genitori e del personale ATA dai processi decisionali non rispondono affatto alle necessità di corresponsabilità e partecipazione che riteniamo essere imprescindibili per conseguire le finalità originarie dell’autonomia.

Vanno quindi riviste a fondo le prerogative previste per il dirigente scolastico, che nell’articolato del ddl ne vede enfatizzati poteri e ambiti di competenza, evidenziando una parallela compressione della dimensione collegiale della scuola: riaffermiamo il valore degli organi collegiali come cuore di una comunità educante che svolge anche la funzione di palestra di democrazia per gli studenti.

La scuola ha fondato le sue conquiste più importanti su un clima di cooperazione reso possibile proprio dalla impersonalità delle norme e dalla crescita di un sistema complesso a responsabilità diffusa. I poteri del dirigente scolastico non escono né umiliati né diminuiti dal fatto che le sue responsabilità sono chiamate a coesistere con le prerogativa affidate agli altri soggetti della scuola: il dirigente dirige, ma non dei “sottomessi”. La responsabilità è certo necessaria ma non deve essere monocratica e unilaterale, perché la partecipazione attiva delle componenti si concretizza solo se queste hanno un effettivo potere decisionale. E’ necessario perciò affinare gli strumenti di gestione dei processi educativi e formativi, che costituiscono in definitiva l’essenziale ragion d’essere del sistema scolastico, affinché sia perseguibile un sostanziale esercizio delle distinte e sinergiche responsabilità nel processo di costruzione delle decisioni. Riteniamo dunque importante riformare gli organi collegiali in direzione radicalmente opposta ed incentrata su una maggiore partecipazione di studenti e famiglie, così da rendere la gestione della scuola sempre più collettiva, responsabilizzando tutte le componenti del tessuto scolastico nell’elaborazione dell’offerta formativa, nella scrittura di progetti, nell’individuazione di punti deboli e strategie collettive di miglioramento.

Sono improrogabili interventi per valorizzare il lavoro nella scuola nel rispetto della funzione contrattuale, indispensabile per raggiungere soluzioni efficaci e condivise.

Risorse economiche.  La scuola italiana necessita urgentemente di un aumento dei finanziamenti pubblici, almeno fino a riallineare il nostro paese con la media europea. Sono inammissibili le dichiarazioni per cui lo Stato non può coprire le spese per l’istruzione. È tuttavia possibile prevedere forme di finanziamento aggiuntivo, che in ogni caso non possono andare a finanziare singole istituzioni scolastiche: le diseguaglianze tra regioni e tra scuole della stessa regione sono altrimenti destinate ad aumentare, nonostante gli interventi perequativi che si possano prevedere. Riteniamo indispensabile quindi che forme di finanziamento privato totalmente libere e dirette, come la cessione del 5 per mille, siano finalizzate a potenziare il sistema educativo pubblico migliorandone i livelli di qualità ed equità.

Il F.I.S. e il M.O.F., i canali con cui viene ordinariamente finanziata l’attività autonoma delle singole scuole, devono essere rinforzati e stabilizzati, così come peraltro annunciato nelle linee guida iniziali della “Buona Scuola”.

La ripresa di una politica di investimenti nel sistema educativo pubblico deve inoltre essere accompagnata a un piano pluriennale che permetta all’Italia di raggiungere almeno la media europea.

Rapporto scuola e lavoro. Lo sviluppo del rapporto-scuola lavoro deve essere orientato ad arricchire il percorso educativo e potenziare le opportunità occupazionali di tutti i giovani, assicurando a ognuno effettive capacità di apprendimento lungo tutto il corso della vita.

Deve essere superato il pregiudizio, ancora molto radicato, dei percorsi per il lavoro destinati a chi è ritenuto poco adatto per gli studi. Tutti i percorsi scolastici devono essere aperti alla cultura del lavoro anche attraverso concrete esperienze di alternanza scuola-lavoro.

I periodi di apprendimento mediante esperienze di lavoro devono essere articolati secondo criteri di gradualità e progressività rispettosi dello sviluppo personale, culturale e professionale degli studenti in relazione alla loro età. Per questo ha grande rilievo la qualità della funzione tutoriale svolta dal docente tutor scolastico e dal tutor formativo. I diritti delle studentesse e degli studenti in alternanza scuola lavoro devono essere garantiti per mezzo di uno Statuto che impedisca la creazione di sacche di lavoro gratuito mascherate da opportunità formative.

La didattica laboratoriale deve essere sostenuta e diffusa in tutti i percorsi formativi.

A ogni giovane, a conclusione del percorso formativo, deve essere assicurata la certificazione di tutte le competenze acquisite e la possibilità di accedere all’università. Un’idea molto diversa si rintraccia nel DDL laddove si prevede la possibilità di svolgere l’alternanza nelle pause estive, affidando alle sole imprese la gestione del percorso formativo; così facendo si afferma un’idea che dequalifica l’idea di apprendistato prevedendo una remunerazione nulla o irrisoria per le ore di formazione. L’utilizzo del contratto di apprendistato per l’acquisizione di titoli di studio deve essere esclusivamente finalizzato all’apprendimento e comunque successivo al conseguimento dell’obbligo di istruzione. La possibilità di acquisire un diploma di istruzione in apprendistato deve essere reintrodotta per dare continuità e sviluppo al programma sperimentale per lo svolgimento di periodi di formazione in azienda e come opportunità per i giovani NEET privi di diploma.

Deleghe al Governo. Riteniamo che le numerose deleghe al Governo previste nel ddl siano un errore perché vi sono previsti temi troppo importanti, cruciali per il miglioramento della scuola italiana, che non possono essere affrontati senza un serio dibattito parlamentare. Crediamo inoltre che i criteri direttivi previsti siano insufficienti e spesso troppo vaghi, per determinare in quale direzione debbano andare queste importanti riforme; allo stesso tempo è inaccettabile la specifica previsione di non finanziare queste deleghe, perché temi come il diritto allo studio necessitano prioritariamente di un finanziamento da parte dello Stato.

L’idea che il Parlamento abdichi alla sua funzione legislativa in favore del Governo, delegando senza i necessari criteri direttivi e senza finanziamenti su materie che sono determinanti per una qualsiasi riforma scolastica, è per noi ingiusta e inammissibile.

Davvero oggi occorre cambiare la scuola, per cambiare l’Italia. Dunque riteniamo che, su un tema tanto cruciale per il futuro del nostro Paese, la discussione parlamentare non possa essere sottoposta a scadenze perentorie, ma anzi debba essere aperta all’ascolto e al confronto con il mondo della scuola e la società civile. Studenti, docenti, famiglie e personale hanno diritto a una “buona scuola”, già dal prossimo anno scolastico. Auspichiamo dunque che il Parlamento possa inserire nel proprio dibattito le questioni che abbiamo voluto segnalare come qualificanti, per la costruzione di una scuola che risponda ai dettati costituzionali e alle sfide del moderno contesto nazionale e comunitario.

Per consentire di portare a sistema interventi ambiziosi come quelli che noi, tutti insieme, portiamo all’attenzione, riteniamo necessario lo stralcio del tema delle assunzioni per garantire il regolare ed efficace avvio del prossimo anno scolastico e dare una risposta ai tantissimi docenti precari che da anni tengono in piedi la nostra scuola.

Tempi adeguati all’ascolto e al confronto non sono un modo per rallentare o, peggio, per rinviare i primi interventi di rilancio della scuola pubblica. Sono, invece, la condizione per correggere gli errori contenuti nel testo di ingresso e creare il necessario clima di condivisone per avviare nel minor tempo possibile i primi interventi di cambiamento.

Aderiscono:

Agenquadri

AIMC

ARCI

AUSER

CGD

CGIL

CIDI

CISL

CISL Scuola

Edaforum

FNISM

FLC CGIL

IRASE

IRSEF-IRFED

Legambiente

Legambiente Scuola e Formazione

Libera

Link – Coordinamento Universitario

MCE

Movimento Studenti di Azione Cattolica

Movimento di Impegno Educativo di Azione Cattolica

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AUDIZIONE  CGD Nazionale DEL 17.03.15

VII COMMISSIONE CAMERA E SENATO – SUL DISEGNO DI LEGGE

DISPOSIZIONE IN MATERIA DI AUTONOMIA SCOLASTICA, OFFERTA FORMATIVA, ASSUNZIONI E FORMAZIONE DEL PERSINALE DOCENTE, DIRIGENZA SCOLASTICA, EDILIZIA SCOLASTICA E SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA

Il Coordinamento Genitori Democratici, in quanto tale, intende focalizzare la propria attenzione su tematiche strettamente attinenti alla gestione della scuola, alla sua governance e alle politiche inerenti la formazione e la valutazione degli studenti e degli alunni. Pertanto si lascia alla competenza sindacale e alle associazioni di categoria l’analisi degli aspetti strettamente attinenti al percorso professionale e giuridico dei docenti e dei Dirigenti Scolastici.

La lettura del disegno di legge su “la buona scuola” evidenzia che ben diciassette deleghe, su temi portanti della riforma, sono eccessive e ci inducono a grande preoccupazione sul progetto  complessivo e sulla sua mancata collocazione nella sede legislativa consona ad un’analisi approfondita dell’articolato. Dispiace sottolineare, ancora una volta, la totale assenza di una proposta di riordino dei cicli che non è, a nostro avviso, più rinviabile.

Rileviamo inoltre come tutto l’impianto si poggi sulle nuove competenze assegnate alla dirigenza che restituiscono una visione accentratrice del sistema scuola in antitesi con le forme di collaborazione, solidarietà, co-progettazione che la scuola italiana aveva già sperimentato e di cui si sente ancor di più il bisogno.

Capo II art. 2 punto 9

“Il piano triennale è elaborato dal dirigente scolastico, sentiti il collegio dei docenti e il Consiglio d’Istituto … omissis….” si rileva la piena contraddizione con il capo II art. 3  DPR 275/99 tutt’ora vigente: il piano dell’offerta formativa è elaborato dal Collegio dei docenti sulla base degli indirizzi generali per le attività della scuola e delle scelte generali di gestione e di amministrazione definiti dal Consiglio di Circolo o di Istituto, tenuto conto delle proposte e dei pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni, anche di fatto, dei genitori e, per le scuole secondarie superiori, degli studenti. Il Piano è adottato dal Consiglio di Circolo o di Istituto”.

La triennalità del Piano sembra essere più legata alla durata del contratto della dirigenza che non alle varie esigenze didattiche, organizzative e formative, alla variegata composizione economica e culturale dei territori e alla richiesta di flessibilità imposta dalla continua rimodulazione per accorpamento e dimensionamento delle autonomie scolastiche.

La nuova articolazione professionale del dirigente sollecita una necessità di chiarezza sulla governance della scuola: essa è  affidata in modo assolutamente riduttivo ad una delega governativa mentre, nel profondo convincimento che la scuola sia presidio di democrazia, è ineludibile rafforzare la rappresentatività paritetica di tutti gli attori della relazione educativa, nucleo fondamentale della relativa corresponsabilità.

Capo II art. 3 punto 1

L’istituzione del “curriculum dello studente” esige chiarimenti sulle finalità e modalità di utilizzo, sui fruitori e sul rispetto dei dati in esso contenuti. Solleva inquietudine la prospettiva di un distorto utilizzo dei curricula.

Capo II art.3 punto 2

Il disposto affida ancora una volta al solo dirigente una miscellanea di elementi: la valorizzazione del talento alla secondaria, i finanziamenti e le sponsorizzazioni, le scelte di insegnamenti opzionali, le attività culturali e sportive e di volontariato degli studenti. Una tale concentrazione di potere decisionale non garantisce linearità,  trasparenza delle procedure, pari opportunità e qualità dei risultati.

Capo II art. 4 punti 6

Si rileva con favore l’incremento dell’esperienza dell’alternanza scuola – lavoro. Tuttavia il dettato :” gli studenti, a partire dal secondo anno dei percorsi di istruzione secondaria di II grado possono svolgere periodi di formazione in azienda attraverso la stipulazione di contratti di apprendistato …. Omissis…  confligge   con l’obbligo scolastico di istruzione fino a sedici anni e con la vigente legislazione sul lavoro minorile.

Capo II art. 4 punto 8

In riferimento  alla scelta delle imprese da parte del dirigente scolastico, si richiede la stesura di linee guida nazionali in merito ai requisiti previsti per le stesse.

Capo IV art. 14

L’istituzione del Portale Unico dei dati della scuola, gestito dal MIUR è uno strumento prezioso di informazione e scambio. Proponiamo che debba essere prevista al suo interno una banca dati dei genitori impegnati negli organi collegiali, nel rispetto delle procedure di legge previste in materia di tutela della privacy e di trasparenza. Tale contenitore sarà uno strumento utile di formazione/informazione sulle buone prassi educative, aperto anche, su richiesta, alle associazioni di genitori e studenti accreditate al MIUR.

Capo V art. 15

La prevista cessione del 5 per mille alle singole istituzioni scolastiche, rischiando di determinare una disparità di risorse e di opportunità, non può essere indirizzata ad una singola scuola prescelta ma agli Enti Territoriali competenti  che provvederanno,  attraverso procedure di massima trasparenza, ad una ripartizione equa. Il sistema deve comunque prevedere una perequazione nazionale.

Capo V art. 16

La possibilità di fruizione di crediti di imposta per le aziende che intendano sostenere le istituzioni scolastiche, per le finalità indicate nell’articolo, è valutata positivamente. L’impegno  economico delle imprese deve tuttavia essere limitato a importi prefissati stabiliti da linee guida nazionali che debbono tener conto anche di necessari interventi perequativi al fine di evitare disparità di opportunità tra scuole sostenute direttamente e non.  Imprescindibile la coerenza delle provvidenze erogate con gli obiettivi del Piano dell’offerta Formativa dell’istituzione scolastica e con il vaglio e l’approvazione del Consiglio di Istituto.

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